Parere AE/02/2010 del 21 ottobre 2010
Tavolo tecnico per le problematiche derivanti dall'applicazione del Decreto Legislativo 117/2008 sulla gestione dei rifiuti delle attività estrattive. Applicazione del Decreto Legislativo 117/2008 ai così detti "limi di cava".
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Ministero dello sviluppo economico - Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche
Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare - Direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche

TAVOLO TECNICO PER LE PROBLEMATICHE DERIVANTI DALL'APPLICAZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 117/2008 SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI DELLE ATTIVITÀ ESTRATTIVE
AE/02/2010

OGGETTO: Applicazione del decreto legislativo n.117/08 ai così detti "limi di cava"

Premesso che la Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico e la Direzione Generale per la qualità della vita del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, hanno istituito il "tavolo tecnico per le problematiche derivanti dall'applicazione del decreto legislativo n. 117/2008 sulla gestione dei rifiuti delle attività estrattive";
Premesso che in merito all'argomento in oggetto, sono pervenuti vari quesiti sia da associazioni di categoria che da Enti locali.
Si ritiene importante che:
in primo luogo sottolineare che il progetto di coltivazione, il piano di recupero ambientale e il piano di gestione dei rifiuti di estrazione sono interconnessi ed interagenti, per cui un adeguato progetto di coltivazione porterà al termine delle attività estrattive, al rilascio dei luoghi senza vincoli minerari congruente sia con la sistemazione in sicurezza, sia con il recupero ambientale e sia con una gestione dei rifiuti di estrazione conforme ai dettati del D.Lgs 117/08.
La corretta gestione dell'attività estrattiva permetterà quindi il rispetto dei principi e degli obiettivi della norma in particolare aumentando la sicurezza e riducendo i rischi per l'ambiente e la salute umana che potrebbero derivare dal trattamento e dallo smaltimento dei rifiuti di estrazione senza apposite cautele.
Il Piano di gestione dei rifiuti di estrazione previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 117/08 è l'elemento regolatore di tutta l'attività estrattiva connessa con la produzione di rifiuti di estrazione. La stessa scelta del metodo di estrazione e di trattamento dei minerali incide sulla gestione dei rifiuti di estrazione.
Il piano di gestione dei rifiuti dovrà indicare tra l'altro:
- la provenienza diretta del rifiuto dalle attività estrattive;
- la collocazione del rifiuto estrattivo nel cantiere stesso, presso la struttura di deposito o se del caso per il riempimento dei vuoti e volumetrie derivanti dall'attività estrattiva.
- eventuale gestione alternativa dei rifiuti esternamente al sito estrattivo.
Per i rifiuti che vengono gestiti esternamente al sito estrattivo ed al di fuori del campo di applicazione del D. Lgs.117/08 vige la disciplina generale dei rifiuti. Nell'ambito di questa programmazione occorre perseguire tutte le migliori tecniche disponibili per la minimizzazione dei rifiuti di estrazione e della loro pericolosità, per la loro ricollocazione nei vuoti o nelle volumetrie prodotte dall'attività estrattiva sempre conformemente alle specifiche tecniche previste dalle norme ambientali vigenti. In particolare tale piano deve prevedere la caratterizzazione del rifiuto di estrazione e le adeguate garanzie che il riempimento non comporti rischi per l'ambiente secondo quanto stabilito all'articolo 10 comma 1. L'approvazione del piano di gestione costituisce autorizzazione alle operazioni ivi previste.
Ciò premesso si analizza la questione relativa alla possibilità di effettuare la ricollocazione nei vuoti o nelle volumetrie prodotte dall'attività estrattiva di rifiuti estrattivi prodotti fuori dal sito estrattivo stesso.
Si ritiene che tale possibilità possa essere prevista esclusivamente nel caso in cui i rifiuti di estrazione siano:
- prodotti da un impianto di trattamento esterno al sito di ricollocazione dei rifiuti di estrazione ma di pertinenza del sito stesso;
- prodotti da un impianto di trattamento ubicato all'interno di un sito estrattivo diverso da quello di ricollocazione dei rifiuti di estrazione. Tali rifiuti estrattivi devono essere prodotti da tout venant proveniente dal sito di ricollocazione dei rifiuti ed aventi medesime caratteristiche;
- prodotti da un impianto di trattamento esterno al sito estrattivo di ricollocazione dei rifiuti di estrazione ma pertinenza di un sito estrattivo diverso da quello di ricollocazione dei rifiuti. I rifiuti da ricollocare devono essere prodotti da tout venant proveniente dal sito in cui si intende ricollocare i rifiuti ed avere medesime caratteristiche.
Occorre chiarire che per pertinenza si intende in questo contesto, non quella prettamente giuridica, ma tecnica, ovvero costituita da tutti quegli impianti necessari ed a servizio esclusivo del ciclo estrattivo ancorché esterni ai siti estrattivi stessi, ma gestiti dagli stessi titolari dei titoli di legittimazione dell'attività estrattiva o anche da consorzi di più imprese di estrazione afferenti a più attività. Resta inteso che tali impianti non devono comunque trattare rifiuti diversi da quelli estrattivi.
Tale prerogativa dovrà comunque essere analizzata, valutata ed approvata dall'autorità competente.
Le possibilità sopra esposte trovano applicazione in alcune realtà produttive ove l'impianto di trattamento è a servizio di vari siti estrattivi anche di diversi operatori.
Tale interpretazione, a parere degli scriventi, appare in linea con i principi e le intenzioni sia del legislatore comunitario che nazionale, di favorire il riutilizzo di detti materiali per i recuperi dei siti mediante la ricollocazione nei vuoti o nelle volumetrie prodotte dall'attività estrattiva, venendosi così a delineare un sistema integrato di gestione dei rifiuti estrattivi che rimane comunque sempre all'interno delle attività estrattive.
La gestione di tali opportunità deve comunque essere preventivamente individuata e caratterizzata in accordo con quanto stabilito dal decreto 117/08. Pertanto sia nel piano di gestione del sito estrattivo ove è ubicato l'impianto di trattamento o sua pertinenza, che in quello del sito estrattivo di destinazione dei rifiuti di estrazione, devono essere opportunamente evidenziate tali prerogative.
Dal punto di vista prettamente tecnico occorre fare riferimento alle varie norme di tutela dell'ambiente come indicato peraltro nello stesso decreto legislativo n. 117/08, ma resta ben chiaro che l'ambito di competenza di tutti i materiali prodotti con l'estrazione resta comunque definito nel D.Lgs n.117/08.
Per quanto attiene il termine, "limi di cava" possono intendersi i residui della lavorazione di prima pulitura del materiale estratto, inerenti al ciclo produttivo dell'estrazione, e costituiti non soltanto dalla pulitura effettuata mediante grigliatura a secco o setacciatura, ma anche mediante lavaggio.
I limi di cava, non altrimenti utilizzati, rappresentano una tipologia di rifiuti estrattivi e la loro gestione tecnica deve rispettare i limiti previsti dalle norme ambientali senza ciò toglierli dalla competenza esclusiva nell'ambito del D.Lgs 117/08. Si richiama in particolare la modifica introdotta dall'articolo 20 della legge 4/06/2010 n. 96 - Comunitaria 2009, che definisce in maniera univoca la definizione e i criteri di caratterizzazione dei rifiuti estrattivi inerti nell'ambito di applicazione del decreto 117/08. Per quanto sopra la gestione dei "limi da cava", trova la sua corretta collocazione nell'ambito applicativo del decreto legislativo n. 117/08.
E' il piano di gestione dei rifiuti di estrazione, correlato al progetto dell'attività di estrazione e di recupero ambientale previste nel sito estrattivo, l'aspetto progettuale intorno al quale devono trovare soluzione tutte le problematiche relative ai materiali estratti e prodotti nel sito ovvero nei siti di provenienza e cioè: materiali di cava e di miniera (principali, secondari, associati ...), sottoprodotti, materiali di sfrido o residuali, sterili, terreno vegetale ecc., e rifiuti di estrazione veri e propri.

ROMA 21 ottobre 2010

Il Tavolo Tecnico: MANCUSO, PORREGA, SAGNOTTI, VIOTO